Jacopo Nespoli spiega perché l’invecchiamento non è un segnale di “stop”, ma un invito a cambiare strategia per combattere la sarcopenia e restare giovani
Molto spesso mi sento rivolgere questa domanda con un velo di preoccupazione: “Jacopo, ma alla mia età ha ancora senso spingere in sala pesi? Non è arrivato il momento di smettere e fare solo passeggiate?”. La risposta breve è: assolutamente no. Anzi, paradossalmente, più l’età avanza, più l’allenamento contro resistenza diventa cruciale, non opzionale.
Esiste un’età giusta per smettere di allenarsi in palestra? La scienza e l’esperienza sul campo ci dicono che questa età non esiste, a patto che il corpo lo permetta. Quello che deve cambiare non è se allenarsi, ma come farlo.
Il nemico silenzioso: la Sarcopenia Dopo i 30-40 anni, il corpo umano inizia fisiologicamente a perdere massa muscolare, un processo noto come sarcopenia. Se a 20 anni allenarsi serve per l’estetica o la performance, a 60 o 70 anni l’allenamento con i pesi diventa una vera e propria assicurazione sulla vita. Mantenere il tono muscolare non serve a sfoggiare bicipiti in spiaggia, ma a:
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Proteggere le articolazioni.
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Mantenere un metabolismo attivo.
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Garantire l’autonomia nei gesti quotidiani (alzarsi da una sedia, portare la spesa, salire le scale).
Adattare, non abbandonare L’errore che molti commettono è pensare di doversi allenare a 50 anni come facevano a 20. Questo è il modo più veloce per farsi male e decidere di smettere. Il segreto è la modulazione dell’intensità. Non si tratta di sollevare carichi massimali ogni giorno, ma di stimolare il muscolo con intelligenza. L’allenamento funzionale, l’uso di macchinari isotonici (che guidano il movimento proteggendo la schiena) e una maggiore attenzione al recupero sono le chiavi per la longevità sportiva.
Conclusione Smettere di andare in palestra perché “si è vecchi” è una profezia che si autoavvera: si smette di muoversi e, di conseguenza, si invecchia più velocemente. L’età giusta per smettere è solo quella in cui si decide di arrendersi. Finché c’è mobilità, c’è margine per migliorare.