“Sotto il parallelo” o mezzo movimento? Scopri la verità sull’accosciata e gli errori che ti rovinano le ginocchia
Lo Squat non è solo un esercizio per le gambe; è un movimento fondamentale dell’essere umano. Eppure, entrare in una palestra e vedere uno Squat eseguito alla perfezione è raro. Il Personal Trainer Jacopo Nespoli è categorico: “Se non fai Squat, o se lo fai male, stai lasciando sul tavolo il 50% del tuo potenziale atletico.”
Ecco la guida tecnica di Nespoli per trasformare il tuo Squat da “esercizio doloroso” a costruttore di massa e forza.
1. La profondità conta (ma con intelligenza)
Il dibattito è eterno: bisogna scendere fino a toccare i polpacci o fermarsi prima? Jacopo Nespoli chiarisce: “L’obiettivo è rompere il parallelo (l’anca scende sotto la linea del ginocchio), perché è lì che si attiva massicciamente il gluteo.” Tuttavia, avverte: non forzare la discesa se per farlo perdi la curva lombare (il famoso “butt wink”). “Meglio scendere meno ma mantenere la schiena solida, piuttosto che scendere tutto e distruggersi i dischi vertebrali.”
2. Le ginocchia e il mito della punta dei piedi
Per anni ci hanno detto: “Le ginocchia non devono mai superare la punta dei piedi”. Nespoli sfata questo mito. “È una vecchia credenza,” spiega il trainer. “Se hai leve lunghe (femori lunghi), le ginocchia DEVONO andare avanti per bilanciare il peso, altrimenti cadrai all’indietro.” L’errore vero da evitare, secondo Jacopo, è il valgo dinamico: quando le ginocchia collassano verso l’interno mentre spingi per risalire. Quello è il killer dei legamenti.
3. La calzatura fa la differenza
Un dettaglio che Nespoli controlla sempre nei suoi clienti è le scarpe. “Fare Squat con le scarpe da running ammortizzate è come cercare di sparare un cannone da una canoa,” usa come metafora Jacopo. “La suola morbida ti rende instabile. Per lo Squat serve una suola piatta e dura (o scarpe da pesistica) per trasmettere la forza direttamente al pavimento senza disperderla.”